
Matteo Ambu è un artista che trasforma lo scarto in meraviglia. Dopo gli studi al Liceo Artistico di Cagliari, ha scelto di dedicarsi completamente alla pittura e al riciclo creativo, due anime intrecciate in un’unica, personale poetica.
Ambu osserva ciò che gli altri scartano: oggetti spezzati, dimenticati, spaiati — un pettine senza denti, una bambola rotta, una vite arrugginita. Come un compositore che cerca armonie tra note improbabili, crea connessioni sorprendenti tra molle, bulloni, pupazzetti, specchietti da borsa e bottoni perduti. Ogni frammento è recuperato sull’orlo dell’oblio, un attimo prima del cassonetto, e rinasce in sculture che sono al tempo stesso assemblaggi e visioni compatte.
Nulla viene alterato, solo ricontestualizzato: ogni oggetto mantiene la sua identità originaria, ma viene trasfigurato in nuove forme, a tratti fantascientifiche, sempre concrete. È nell’equilibrio tra pieni e vuoti, nel ritmo calibrato dei materiali, che prende vita un universo fatto di memoria industriale e immaginazione.
Matteo Ambu non crea dal nulla: ascolta ciò che esiste già, e gli dà una seconda possibilità.
Entità ormai prive di identità, abbandonate a un destino infruttuoso, diventano monoliti giocosi, monocromi assemblati ma finitamente uniformi, composizioni armoniche unite ad acquisire un nuovo senso.