
Carmelo Nicotra (Agrigento, 1983) vive e lavora a Favara (AG). Diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Palermo, sviluppa una ricerca centrata sul rapporto tra l’essere umano e il territorio, inteso come spazio architettonico, sociale e antropologico.
Il suo lavoro attraversa pittura, scultura, installazione, video e graphic design, ponendo al centro la storia visiva delle comunità: tradizioni, dialetto, usi quotidiani e trasformazioni sociali. Il suo approccio unisce sensibilità poetica e rigore analitico, dando forma a narrazioni che dialogano con i luoghi e con chi li abita.
La residenza artistica “Resté”, che ha coinvolto i comuni di Diano d’Alba, Montelupo Albese e Rodello, ha trasformato il territorio in un laboratorio creativo aperto e partecipato. Nel corso del progetto, Carmelo Nicotra ha incontrato bambini, giovani e anziani, raccogliendo racconti, memorie e intuizioni che hanno alimentato la sua ricerca visiva. Il lavoro si è sviluppato lungo due linee intrecciate: da una parte l’osservazione dell’architettura, del paesaggio e della storia dei luoghi, dall’altra la dimensione umana fatta di relazioni, emozioni e vissuti personali. A tenere insieme questi piani è la figura simbolica del Conte Rangone, presenza storica capace di legare i tre comuni e di diventare metafora di un tessuto comunitario condiviso.
L’esito della residenza si traduce in un allestimento che riunisce appunti, fotografie e grafiche nate dai laboratori svolti sul territorio: con i bambini dell’Istituto Comprensivo di Rodello sono emerse mappe sensibili e collage immaginari delle città future, mentre con gli anziani della RSA La Residenza si è costruito un archivio di ricordi legati ai luoghi. Questa restituzione visiva rappresenta una tappa intermedia di un percorso ancora in evoluzione, pensata come base per un futuro intervento nello spazio pubblico sulla terrazza adiacente al campo da calcio di Rodello.
All’interno di questo processo prende forma l’opera Come le linee d’una mano, che esplora la pelle come superficie di memoria. Il titolo richiama un passaggio tratto dal capitolo dedicato a Zaira ne Le città invisibili di Italo Calvino: “La città che non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano…”. Durante la residenza, Nicotra ha fotografato le mani di tre persone appartenenti a generazioni diverse e legate ai territori coinvolti. Le loro linee si sovrappongono alle mappe catastali, dando vita a un dialogo tra le tracce intime del corpo e quelle, più ampie, del paesaggio.
Attraverso un linguaggio che fonde sfera individuale e memoria collettiva, l’opera invita lo spettatore a riconoscersi nei dettagli dell’altro e a percepire la propria identità come parte di una geografia condivisa, in cui persone e luoghi si rispecchiano e si trasformano reciprocamente.
Ogni opera nasce dall’ascolto profondo del territorio: un dialogo sottile tra arte e comunità, dove i gesti quotidiani si trasformano in tracce poetiche e la vita dei luoghi diventa narrazione visiva intensa e consapevole.